giovedì 19 giugno 2008

quello che rimane

Nel lento dondolare di questo giugno, lungo il fiume dell'anno, molte cose sarebbero meritevoli di menzione. Eppure decido di saltarle tutte, sia quelle belle, sia quelle meno belle, per annotare qualcosa che ha significato solo e unicamente per me.

E per nessun'altra persona, non una, perchè la casa che è stata demolita veniva solo da me osservata e intimamente salutata quotidianamente al passaggio, nella strada di campagna che percorro per andare a lavorare.


Ogni mattina guardavo dentro le finestre divelte, per vedere le scale di quell'edificio cosi' malandato e vecchio da aver sperimentato diverse evoluzioni storiche di cartelli "PERICOLO-NON AVVICINARSI". Dal piu' antico, nero su bianco, scritto con i caratteri austeri tipici del dopoguerra, al piu' recente, giallo brillante, dai caratteri decisi e asettici.

Accanto alle scale aveva nidificato una famiglia di colombi, candidi e curiosi, che uscivano spesso sul davanzale della finestra per controllare che tutto andasse come deve andare per un colombo.

Quelle scale.
Poco fa, nel luogo dove questa mattina quelle scale mi hanno salutato per l'ultima volta, c'erano solo macerie e molte persone indaffarate.

Chi viveva in quella casa ? Quale era la sua storia, prima che diventasse un grande nido per colombi ? Cosa rimane di noi, delle nostre importantissime storie, dopo che anche l'ultima delle persone da noi incontrata in vita, muore ?

Rimangono le pietre. Avrei detto ieri.
Rimangono le scale dove si sono detti mille "ti amo" di sfuggita, o dove qualcuno è inciampato scendendo per la fretta, dove sono stati accompagnati bambini, o aspettato mogli perennemente in ritardo.
Rimangono le scale dove forse qualche volta, un centinaio di anni fa, qualcuno si è fermato, affacciandosi alla finestra e ammirando una campagna splendida e calda, in un giugno lontano.
Rimangono le scale dove un dottore della mutua forse è salito, per visitare un anziano rimasto solo nella sua vecchia casa di campagna.
Rimangono le scale dove qualche facchino nel ventennio probabilmente ha portato via i mobili, o quel che rimaneva.
Rimangono le scale che diventano nidi per colombi, poi macerie, poi nulla.

Rimangono le scale ? No.
Non le storie, non i ricordi, non le pietre, non le cose.
Foto, scritti, frammenti. Tutto si decompone, dopo un tempo indefinito.

Alla fine rimangono solo indizi e suggestioni, di ciò che siamo stati.
Le vite che viviamo sono storie segrete e meravigliose, destinate solo a diventare fantasia e leggende nelle malinconie di chi vivrà dopo di noi.

giovedì 12 giugno 2008

del risparmio nell'esercizio dell'esistenza.

Io che aspetto e tu che taci, due sinonimi di attimi
atti al nichilismo audace /
troppi strappi nella giacca e pochi margini di errore /
tempo speso spesso male.

Qualche vuoto di memoria, che ci aiuta senza dubbio
per lo meno a fare finta di star bene /
poi privarsi del superfluo /
per dividere l'affanno e tutto il resto.

In abbondanza e noia /
senza flagranza o gioia /
lungimiranza e soia.

sabato 26 aprile 2008

verde

Mi piace quando rientrando a casa trovo l'ascensore pronto, al pian terreno. Mi piace quando non c'è fila alle casse. Arrivo tardi apposta, nei negozi.
Mi piace l'onda verde, i semafori che scattano 300mt prima, mi piace il treno in anticipo.
Mi piace trovare pronta la moneta per il carrello, mi piace quando, quelle rare volte in cui telefono, il numero suona libero. Mi sento bene quando il cliente non ha più bisogno, perchè ha già risolto. Adoro quando riesco a risparmiare su un acquisto, anche il piu' stupido.

Mi sento meglio quando vengo anticipato positivamente dalle cose, grandi o banali che siano.
Le soluzioni semplici mi rendono felice, le soluzioni semplici mi annullano i pensieri.
Le soluzioni semplici, automatiche, indipendenti dalla mia volontà mi ottenebrano la coscienza, e come un ramo caduto in un fiume mi lascio trasportare, inerme e felice.

E' infantile, è stupido, è inutile. Eppure ci sono giorni in cui il mio umore viene determinato in buona parte da sequenze fortunate di eventi.
Siamo bandiere al vento. E io, in questi fortunati frangenti, lo sono mille volte di più, poichè mancandomi quell'infinito sollievo spirituale che è per molti il credere nella dolce menzogna di un dio, posso per un attimo lasciarmi portare dalla casualità, o dalla volontà in essa.

Oggi è stata una bellissima giornata.

mercoledì 2 maggio 2007

nella tasca

"amore" è una parola magnetica di quattro lettere che trovo nella tasca della tuta peggiore che ho mentre rientro in casa dopo aver buttato la spazzatura.
quotidiano.

penso che il contrario di amore è evol.
e che uno dei tuoi alterego era "evolcraft".
penso inotre che sia buffo. "evolove" avrebbe quasi un senso se suonassi negli U2 e volessi un nuovo singolo nelle charts.
dovrei tenerla bene, questa parola. e vorrei anche ricordarmi come ha fatto a finire in questa tasca di tutaccia immonda, comprata nel '95 in saldo per *credo* una 30ina di milalire.
forse me l'hai messa tu. forse volevi farmi una sorpresa.
entro in casa e penso ad altro. ti vedo. ho in mano la parola.

ti vedo.

l'attacco al frigorifero senza pensarci. altro in testa.
parliamo, ho dimenticato di buttare altra spazzatura.
dimentichero' la parola sul frigo, attaccata mezza storta e in fretta.
quotidiano.
speciale e modesto. sublime e terreno. avventura e meteo. sport e politica.

siamo sale mescolato a zucchero.
non te ne accorgi mai.

giovedì 5 aprile 2007

innaturale il tempo

la sveglia che non suona e penso: 9:16.
suona e leggo: 9:08.

sognando di usare la nostra ciclette per andare a prenderti delle uova capisco che il tempo è inutile.
un concetto che voglio superare. andando oltre.

inutile per la percezione che ne abbiamo. solo creature troppo impaurite dal termine della loro vita biologica istituirebbero una misura cosi' precisa, cosi' fredda, cosi' innaturale. per tracciare la strada che va da un inizio a una fine.

date. numeri. statistiche. 

dividendo in frazioni gli spostamenti del sole nel cielo si ignora la percezione naturale, la biologia, la singolarità di ognuno.

misurando il tempo, inventando il tempo. 
mi accorgo che le uova sono andato a prendertele in 10 minuti, quando in realtà, dentro, ci ho messo molto di più.

perchè ?

la sveglia suona sempre un tempo diverso, dal tempo vissuto.

lunedì 26 marzo 2007

contraddizioni/binari/acciaio

"Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita"

è malsano il fascino esercitato dal futurismo su di me ?
eppure è tanto.

è giusto ? è eticamente corretto ?
in un gioco dove per giudicarti basta un'opinione fuori dalle combinazioni prestabilite, posso scegliere i miei gusti attingendo a fonti non perfettamente in linea con lo stampo che ci vorrebbe tutti incolonnati e omogenei, privi di sbavature ? o rischio di essere etichettato come [omissis: era "ignavo" - ma come si chiamano gli abitanti del limbo ?] e spedito nel limbo senza appello ?

di sinistra ma non moderato. tollerante ma non libertino. tra lenin e marx scelgo lenin. eppure ammetto le verità di keynes. amando i concetti espressi da marinetti tanto quanto la linea politica della corea del nord. è accettabile ? è fastidioso ?
ateo ma curioso. blasfemo ma con spirito. rido con luttazzi ma non conwoody allen.
fasullo ? irritante ?
la matrice che compone i nostri gusti puo' discostarsi di quante unità delta da un ipotetico fenotipo caratteriale ?

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domenica 25 marzo 2007

acquisti importanti

la ammiro per la decisione con la quale sceglie. anche le cose importanti.
io ho bisogno di avere il quadro completo. tutti i cataloghi.
di pensarci giorni, consultare recensioni. sentire pareri.
maturare una opinione, disfarla e poi rimaturarla.
e infine scegliere e comprare.
[anche per le persone]

lei sceglie a istinto.
su 10 negozi se nel primo c'è qualcosa che la colpisce, gli altri 9 smettono di esistere.
e' qualcosa che mi manca. io avrei il senso del dubbio ad attanagliarmi per epoche intere.
non riuscirei. è un mio limite, la mancanza di leggerezza nel momento della scelta.

ma ognuno di noi è un mondo diverso.